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Ingegneria Informatica in visita a Ivrea: un viaggio nell’eredità Olivetti tra storia dell’informatica e innovazione industriale

Sabato 9 maggio 2026 studentesse e studenti dei corsi di laurea triennale e magistrale in Ingegneria Informatica dell’Università di Pisa hanno partecipato alla gita di istruzione “Alla scoperta dell’eredità Olivetti: visita studio alla fabbrica delle idee di Ivrea”, accompagnati dai docenti Marco Avvenuti e Giuseppe Lettieri. L’iniziativa ha proposto un percorso tra tecnologia, cultura d’impresa e trasformazione sociale, a partire dal modello industriale e culturale che ha reso Olivetti un punto di riferimento internazionale.

Il programma ha incluso la visita al Museo Laboratorio Tecnologic@mente, con approfondimenti sulle origini dell’informatica e sui primi modelli di calcolatori e ovviamente sulle celebri macchine per scrivere Olivetti, oltre all’incontro con un esperto ed ex dipendente dell’azienda. Nel pomeriggio il gruppo ha partecipato al tour guidato dei luoghi della “Città Industriale del XX secolo”, oggi Patrimonio Mondiale UNESCO, per osservare da vicino come architettura, organizzazione del lavoro e servizi sociali fossero parte integrante di una visione d’impresa centrata sulla persona.

Adriano Olivetti, imprenditore e intellettuale, concepiva la fabbrica come parte di un più ampio progetto di sviluppo civile, culturale e territoriale: un’industria capace di generare innovazione, ma anche benessere diffuso e coesione sociale. Una visione che resta attuale e che lui stesso sintetizzava in parole ancora oggi efficaci: «La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica».

La tappa di Ivrea richiama anche un capitolo decisivo della storia dell’informatica italiana, che intreccia direttamente l’esperienza olivettiana con Pisa. Alla fine degli anni Cinquanta Adriano Olivetti, anche su suggerimento di Enrico Fermi, avviò un investimento strategico nell’elettronica destinato a segnare una svolta per l’industria nazionale. In questo contesto emerse la figura di Mario Tchou, protagonista del progetto Elea, il primo grande calcolatore allo stato solido italiano prodotto su scala industriale. Quella stagione pionieristica consolidò il legame già avviato con l’Università di Pisa e con il laboratorio di Barbaricina, in dialogo con l’esperienza della Calcolatrice Elettronica Pisana (CEP). Fu uno dei primi esempi italiani di collaborazione strutturata tra impresa, ricerca e università, destinato a lasciare un segno profondo nello sviluppo dell’informatica a Pisa e nel Paese.

L’iniziativa rientra tra le attività di arricchimento del percorso universitario e punta a collegare i contenuti tecnico-scientifici con la dimensione storica e culturale dell’informatica, stimolando una riflessione sul rapporto tra innovazione, responsabilità sociale e impatto delle tecnologie nei contesti produttivi.

«Portare la didattica fuori dall’aula è un modo concreto per collegare le competenze tecnico-scientifiche alla storia e alla cultura dell’innovazione. Ivrea rappresenta un caso unico, in cui tecnologia, design, organizzazione industriale e responsabilità sociale si intrecciano: elementi fondamentali anche per la formazione delle future ingegnere e dei futuri ingegneri informatici». Prof. Marco Avvenuti, presidente dei Corsi di Laurea in Ingegneria Informatica.

«Per chi si occupa di storia degli strumenti di calcolo, il percorso olivettiano è un passaggio fondamentale: non solo per l’evoluzione tecnica delle macchine, ma per la sua capacità di tenere insieme ricerca, industria, progetto culturale e visione sociale. Offrire questa prospettiva a studentesse e studenti significa aiutarli a comprendere che l’innovazione ha sempre una storia, e che conoscerla fa parte della formazione». Prof. Giuseppe Lettieri, direttore del Museo degli Strumenti per il Calcolo dell’Università di Pisa.

Al termine della visita è stato raccolto un feedback tramite questionario. Le risposte restituiscono un quadro di soddisfazione elevata e di forte interesse per i contenuti proposti. Particolarmente apprezzata la testimonianza dell’ingegnere ex dipendente Olivetti, che ha condiviso con gli studenti racconti, esperienze dirette e memorie del contesto umano e professionale dell’azienda.

La gita è stata finanziata in parte dal programma di Ateneo “Progetti speciali per la didattica a.a. 2025/26” e in parte da fondi del Consiglio aggregato di Ingegneria Informatica. Il Corso di Laurea ringrazia il Museo Laboratorio Tecnologic@mente, la Fondazione Adriano Olivetti, le guide e l’esperto intervenuto per l’accoglienza, la disponibilità e la competenza.

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