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Lingua dei Segni e sanità: un corso per formare professionisti capaci di comunicare con le persone sorde

Con oltre 250 iscritti, lo scorso 17 marzo ha preso avvio il corso trasversale “Lingua dei Segni Italiana (LIS) e LIS Tattile (LIST): competenze comunicative inclusive in ambito sanitario”.
Il corso nasce dalla collaborazione tra Centro Linguistico di Ateneo (CLI), diretto dalla professoressa Marianne Hepp e il Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia, con l’obiettivo di offrire le basi per una comunicazione efficace con le persone sorde in ambito sanitario.

Il Centro Linguistico di Ateneo è da anni impegnato nell’insegnamento della LIS ed è stato il primo centro linguistico universitario in Italia ad attivare, oltre venticinque anni fa, un corso dedicato alla Lingua dei Segni Italiana.
Il corso, frequentato in larga maggioranza da studenti e studentesse del Corso di Laurea magistrale in Medicina e Chirurgia, è stato realizzato grazie all’impegno della dottoressa Chiara Manca, della dottoressa Laura Mazzoni, del professor Riccardo Ruffoli, del professor Ciro Conversano e del dottor Fabiano Martinelli.

La sordità è una disabilità invisibile, spesso difficile da comprendere nella sua complessità e ancora circondata da diffuse false credenze. Non si tratta soltanto della perdita della funzione uditiva: in particolare per molte persone sorde adulte e anziane, cresciute in contesti educativi che non garantivano un pieno accesso linguistico, le ricadute possono estendersi alla comprensione del testo scritto e, più in generale, ai livelli di alfabetizzazione.

Le implicazioni investono in modo trasversale tutti gli ambiti della vita quotidiana, compresi quelli legati alla salute e alla cura — bisogni primari che una società è tenuta a garantire in modo equo e accessibile. Nel rapporto con il personale sanitario, le persone sorde incontrano spesso ostacoli comunicativi significativi, legati a una formazione che finora ha raramente incluso competenze specifiche in questo ambito.

Negli ultimi decenni, le innovazioni tecnologiche hanno contribuito a ridurre alcune barriere. Tali opportunità, tuttavia, non erano disponibili fino a circa quarant’anni fa: una parte significativa della popolazione sorda adulta — oggi tra le più esposte ai bisogni di cura — non ha potuto beneficiarne. Questo conferma l’importanza di investire in una formazione sanitaria attenta, competente e autenticamente inclusiva.

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